Will Kimbrough – Sideshow Love (2014)

Will Kimbrough
Sideshow Love
Rootsy.nu / IRD 

Forse è giunto il momento, anche da parte del pubblico, di riconoscere a Will Kimbrough, cinquantenne, oscuro, talentuoso singer songwriter dell’Alabama, i meriti che peraltro si è guadagnato in quasi trent’anni di carriera dai suoi colleghi, infatti, le sue canzoni sono state incise da Jimmy Buffett, Little Feat, Tod Snider, come produttore sta dietro dischi di Rodney Crowell, Todd Snider, Kate Campbell, Matthew Ryan e Josh Rouse; a suo nome ha inciso sette album solisti compreso questo Sideshow Love che possiamo preannunciare essere l’acme di un percorso di qualità che lo ha sempre contraddistinto. Se l’album Americanitis (2006), attraverso le sue canzoni, affrontava temi politici e sociali anti guerra e anti avidità del genere umano, e Wings (2009) descriveva efficacemente il conflitto tra privato e pubblico nell’essere artista, questo nuovo lavoro, quasi un concept album, è un piccolo mosaico sullo “svolgersi” dell’amore, da quando cresce e si sviluppa sino alla sua estinzione.

Sideshow Love è un album molto vario, le canzoni coprono vari stili ma per questo non soffre nella sua omogeneità che rimane intatta, forte è il richiamo della musica del sud (Will nasce e cresce a Mobile, Alabama), inoltre risulta evidente che la collaborazione per il progetto Sugarcapps quindi è ovvio che blues, soul, gospel costituiscano l’ossatura su cui però si innescano folk, country andando a costituire un album in perfetto stile Americana, nell’accezione più piena del suo contemporaneo significato. Si parte con When Your Loving Comes Around, brano scritto con Jeff Finlin, brano che per stessa ammissione di Kimbrough è ispirato e dedicato a J.J. Cale e porta in sé l’irresistibile swamp blues molto vicino anche alle cose di Tony Joe White, il mood scuro e circolare è rotto unicamente dal particolare “chiama e rispondi” instaurato con la voce miagolante di Lisa Oliver Gray, non si poteva partire meglio. Si resta da quelle parti con Let The Big World Spin, splendida song voce, dobro slide, percussioni e coro tribale per un pezzo che è tra i più intriganti del lotto. Soulfully, appunto un brano soul-gospel, è magnifico e sembra uscire dal repertorio del grande Dan Penn. Home Economics è quasi un ragtime intriso di abbondante negritudine con Will ottimo al banjo. I Want Too Much funge da spartiacque, da qui il disco abbandona la sua deriva roots sudista e punta dritto a nord orientandosi verso sonorità molto da folk singer puro, grande picking chitarristico e melodia che profuma di Canada e grandi laghi. Has Anybody Seen My Heart e I Can Count On You, sono introspettive, chitarra, armonica e la bella voce di Will lasciano il segno, ma è con le due ultime canzoni che Kimbrough finisce per convincere in modo totale, ci rimanda alla mente un po’ Jim Croce, un po’ Jesse Winchester e la festa si colora del folk più vicino ai ’70 dell’album.

Questo è un disco ricco, prezioso, non ti lascia un attimo di tregua, ti viene voglia di mandare a memoria queste canzoni, una produzione semplice, priva di inutili orpelli, si bada al sodo e ne esce vittoriosa la buona, insostituibile musica, date una chance a questo artigiano della canzone, non chiede nulla in cambio e regala molto.

Gianni Zuretti  (Pubblicato su Buscadero N° 367 maggio 2014)

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