Punch Brothers – The Phosphorescent Blues (2015)

Punch Brothers
The Phosphorescent Blues
Nonesuch 

I Punch Brothers sono i principali musicisti contemporanei“, affermazione estremamente impegnativa se non fosse che a farla è il grande T Bone Burnett, ovvero uno che ha dimostrato da tempo di essere, oltre che un musicista di valore, anche un Re Mida come produttore, e un vincitore di Oscar con la colonna sonora Inside Llewyn Davis. Nell’intervista in questione Burnett si spinge oltre aggiungendo “Ho detto molte volte, e continuerò a ripeterlo che Chris Thile è il Louis Armstrong del nostro tempo, ha reinventato uno strumento (il mandolino) sta creando una nuova forma vibrante di musica popolare, proprio come Armstrong fece agli inizi del secolo scorso. Per questo motivo tengo i Punch Brothers in altissima considerazione

La loro musica, tuttavia, non è facilmente incasellabile. E’ certamente da ascriversi al territorio triste e stralunato del bluegrass, ma un bluegrass suonato da musicisti che si sono formati alle scuole del jazz, della musica classica e che si sono inzuppati, come savoiardi, nel rock and roll, ciò a differenza dei primi musicisti bluegrassari i cui riferimenti erano la musica country e il folk danzereccio di matrice scoto-irlandese. Mai come nel nuovo album “The Phosphorescent Blues”, il quarto sempre per la Nonesuch, tutto questo emerge prepotentemente, Chris Thile e soci si sono lasciati andare, senza pressione di sorta e hanno preso il tempo che serviva loro lavorando per quasi due anni durante poche ma costruttive sessioni di scrittura, avvenute nei posti più disparati, in seguito alla molteplicità degli impegni di ognuno dei componenti.

Determinante è stato l’incontro con T Bone per la sopra citata colonna sonora e nel relativo live che ha prodotto la splendida testimonianza nel doppio album Another Day Another Time, le idee della band e del produttore coincidevano in toto ed il risultato è un disco che si spinge fin dove ancora   i Punch Brothers non avevano osato insinuarsi, le canzoni fondono possibile e impossibile, il diavolo e l’acqua santa, in un continuo mischiare progressive bluegrass, pop, folk, soul, classica e a voi scoprire cosa altro si cela dietro i lenzuoli che coprono le facce della coppia nella bella quanto enigmatica copertina (tratta dal quadro di Magritte del 1928 Lovers II).

Thile possiede una voce pazzesca in grado di dondolarsi su melodie di grande fascino ma anche di affondare le unghie in note altissime, quasi la sua voce si facesse ora corda di cello, ora di violino. Negli oltre dieci minuti della suite iniziale Familiarity, idealmente divisa in due movimenti, la sua voce imperversa come pure il mandolino più incredibile al mondo, mentre il resto della band crea tessiture che ci rimandano ai migliori lavori della Penguin Cafè Orchestra. Il pop arioso alla Beach Boys irrompe con I Blew It Off, mentre il ritmo sale ulteriormente con il folk funk straordinario di Magnet in cui i compari di cordata, Chris Eldridge (chit), Paul Kowert (bass), Noam Pikelny (banjo) e Gabe Witcher (violino), realizzano un arrangiamento che è un piccolo grande capolavoro. Non da meno sono le fantastiche rielaborazioni dalla Suite Bergamasque del quarto movimento Passepied (Debussy), e del Prelude N. 2 op. 22 (Scriabin), meno di un minuto ma davvero immaginifico. A seguire una notevole Forgotten sognante e ricercata, forse il brano dal “tiro” più cinematografico.

The Phosphorescent Blues è un disco da scoprire e assaporare ascolto dopo ascolto, è come un plateau di ostriche, o una grattata di tartufo sul risotto, oppure una cucchiaiata di caviale iraniano, e come accade per le suddette prelibatezze o ne vai pazzo oppure ne stai alla larga, resta comunque il fatto che è certamente un album formidabile, di grande suggestione, in cui perizia tecnica, ostentata si ma mai con boria, combinata con innovazione e creatività, sono gli ingredienti che dovrebbero mettere d’accordo tutti coloro che capiscono di musica e pretendono di restare sempre in sintonia con la sperimentazione e l’innovazione non accontentandosi della solita minestra di patate e fagioli. Obbligatorio. PS: la versione in doppio LP 180 gr. contiene 4 pezzi in più e se tanto mi da tanto …

Gianni Zuretti   (Pubblicato su Buscadero N° 375 febbraio 2015)

https://www.youtube.com/watch?v=1iSwhfkKgbU

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *