Over The Rhine – Blood Oranges In The Snow (2014)

Over The Rhine
Blood Oranges In The Snow
GSD   

Karin Bergquist e Linford Detweiler, ovvero gli Over The Rhine, proseguono imperterriti (album numero tredici in venticinque anni di sodalizio musicale e anche nella vita) la loro marcia, per certi aspetti trionfale almeno tra il fedelissimo pubblico che li segue con passione, a giudicare dall’ormai consueta e ricca raccolta di fondi per la realizzazione degli ultimi dischi, fans che il duo dell’Ohio ricambia nelle ricche note del libretto in cui vengono nominati uno per uno tutti gli oltre quattrocento contributors. Ancora non si sono spenti gli echi sollevati dallo splendido doppio album Meet Me At The Edge Of The World  (2013) che il duo dell’Ohio si cimenta per la terza volta in un album a tema natalizio, infatti, già con Snow Angels (2006) e prima ancora con un vero disco di canzoni della tradizione abilmente ri-arrangiate The Darkest Night Of The Year (1996) avevano affrontato il tema a loro tanto caro ma questo Blood Oranges in the Snow (arance sanguinello nella neve) non è però costituito da canzoni, come afferma lo stesso Linford “quelle classiche delle vacanze, enfatiche, dal piglio pigro – sciropposo, piene di slitte e campanellini che suonano da lontano” bensì si tratta di un piccolo set di brani, otto inediti ed una cover, che in qualche modo costituiscono un concept album provenendo direttamente dai ricordi dell’infanzia e di quei Natali tanto attesi di rientro dal collegio in Canada per raggiungere, attraverso paesaggi lunari di passi innevati, la luce e il calore della propria casa in Montana.

Canzoni sempre nello stile di OtR, piccole gemme sì dal tema natalizio ma che paiono, dal punto di vista strutturale, uscire da uno qualsiasi dei loro dischi; sono le feste al centro di testi che tramettono calore, visioni, gioia ma anche malinconia e senso di smarrimento come, ad esempio My Father’s Body, delicata e amara canzone piena di nostalgia interpretata da Linford in cui si parla della famiglia riunita ma percorsa da una vena di tristezza per il posto vuoto a tavola lasciato da chi non c’è più. Le arance sanguigne erano il premio, insieme ad una “preziosa” mela tirata a lucido, per i bimbi che avevano interpretato carole natalizie. Splendidi in tutti i brani gli arrangiamenti ad opera del duo e dei Sweethearts (Jay Bellerose, Eric Heywood e Jennifer Condos Hollow) e di un manipolo di musicisti di primordine tra i quali spiccano gli archi di The Chris Camichael String Quartet e Jack Henderson (in Bethlehem) al piano e voce.

Suoni giusti dicevamo, grazie alla sensibilità musicale di Detweiler, pianista straordinario di estrazione classica, del quale si consiglia di recuperare i tre CD di piano solo (Einaudi e Allevi potrebbero impallidire all’ascolto!), Lei It fall ce ne dà la prova, voce magica e ispirata di Karin, piano evocativo e pedal steel languida a supporto, un piccolo gioiello, ma anche la cover If We Make It Through December, di Merle Haggard, è uno dei punti alti di un disco che chiude con una significativa New Years Song, nata dopo l’incontro degli artisti con alcuni versi di T.S. Elliot, per un nuovo anno che inizia e che terminerà come sempre con un nuovo, atteso Natale foriero di riunione della famiglia e di propositi per un mondo migliore e più giusto. “Chissà da dove proviene la frequente attrazione gravitazionale che la musica di Natale esercita su molti cantautori ?” si domanda Linford, potremmo rispondere che la risposta va cercata nell’anima e qui dentro ce ne è tanta.

Blood Oranges In The Snow è uno dei più interessanti e colti dischi a tema che siano mai stati realizzati, e per gli amanti di OtR altri non è che il tredicesimo album di una discografia imperdibile, proposta da parte di un duo tra i musicisti raffinati e preparati del panorama americano, inoltre la voce di Karin è di quelle che curano da ogni mal di vivere. Consigliato.

Gianni Zuretti  (Pubblicato su Buscadero N° 373 dicembre 2014)

 

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