Loudon Wainwright III – Haven’t Got The Blues (Yet)

Loudon Wainwright III
Haven’t Got The Blues (Yet)
Proper Records / IRD    ♣

Loudon Wainwrigth III appare sempre più come il Devoto-Oli dell’American Music, infatti, questo suo ventiseiesimo album, in quarantaquattro anni di onesta e coerente carriera, appare davvero un dizionario ma anche una grammatica tascabile del songwriting afferente alla “nostra” musica, un prontuario da tenere a portata di mano per i momenti di smarrimento. Loudon ha uno script corrosivo, non ha mai fatto sconti, né a se stesso né alla società di cui fa parte, le sue liriche solfuree anche in questo caso si prendono gioco dei mali che stritolano l’essere umano, dal disfacimento fisico e psichico come la depressione, il bere, la morte ma anche di quelli che attanagliano la società ed il mondo globale.

Sul fronte musicale si accennava alla sua grande capacità di mescolare le carte da mazzi diversi e servire una mano senza due carte uguali; quattordici canzoni, quattordici generi musicali, declinati con una abilità straordinaria, che alla fine producono la netta sensazione di aver ascoltato un disco omogeneo, usando ancora la metafora delle carte l’artista ce le serve diverse tra loro ma tutte dello stesso seme, insomma, una scala reale. In una intervista Loudon ricorda che molti anni addietro “un insegnante mi disse che bisognava imparare a scrivere di ogni cosa, anche di un pezzo di gesso”, credo che il nostro lo abbia preso in parola.

Si parte e l’inizio è folgorante con il R’N’R anni ‘50 alla Lieber & Stoller di Brand New Dance,  segue Spaced, tra una Klezmer polka e il jazz di Sidney Bechet, poi un pezzo delicato e sognante, I A Hurry, da folksinger a là Phil Ochs, poi è la volta del blues molto Dave Van Ronk, Depression Blues, seguito dal folk-country-jazz di The Morgue, mentre Harmless è una folksong ci porta dritta al Greenwich dei ’60, in Man & Dog, con grande sense of humor, LW ci racconta, in una country folk song esilarante, come in una città odierna quello che dovrebbe essere il migliore amico dell’uomo diventa un vero problema quando deve uscire per i suoi servizi.

C’è spazio anche per una irish style song, Harlan County, in cui duetta la figlia Martha, e per una Christmas Song molto particolare fin dal titolo, che appare più che esplicativo, la jazzata I’ll Be Killing You This Christmas. E canzone dopo canzone l’enciclopedia prosegue sino alla fine con almeno altri due momenti di gran classe Good & Nature, e la Title track. La voce di Wainwright è distintiva, molto duttile, non stanca per un istante e tutto il disco è ricco di suoni, con i fiati al posto giusto ed ogni genere di strumento usato con impressionante esattezza.

Loudon Wainwright, capostipite della famiglia più musicale d’America, è un artigiano “complesso” della canzone, imperterrito prosegue per la sua strada, una route che disegna curve e rettifili diretti verso territori dove vige la riappacificazione con la buona musica. Ancora non ho i blues (per ora).

Gianni Zuretti    (Articolo Pubblicato su Buscadero N° 371 ottobre 2014)

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